Buongiorno Sig. Hodgkin  / Good morning Mr. Hodgkin

"Buongiorno Sig. Hodgkin" è la storia di un signore che, una mattina, senza avvisare, ha deciso di bussare alla porta di casa mia; dico "di casa" perché quando un tumore colpisce una persona, inevitabilmente, colpisce tutte le persone vicine... colpisce l'intera famiglia.

Quando mi venne diagnosticato il linfoma di Hodgkin decisi di raccontare l’esperienza che stavo per vivere cercando di essere il più delicato possibile, focalizzandomi soprattutto sul mio stato psicologico ed emotivo. Fin da subito cercai di descrivere questa situazione in modo semplice ed intimo, attraverso la quotidianità, i gesti, le persone ed i luoghi che sentivo essere importanti. Tutto ciò che mi suscitava un’emozione era un tassello indispensabile per rappresentare a pieno il momento che stavo vivendo.

Una delle cose che più mi premeva far emergere era la mia interazione con il tempo. Pur continuando a vivere nel modo più normale possibile, stavo vivendo una specie di manifestazione atemporale durante la quale si susseguivano costantemente momenti di attesa e di speranza.

L’intero reportage è stato realizzato con uno smartphone ed il formato piccolo stile polaroid è stato scelto per ricreare un album di ricordi/diario con lo scopo di spingere l’osservatore ad avvicinarsi alla foto così da far emergere quell’intimità che appartiene sia al concetto di diario che al tema trattato.

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"Good morning Mr. Hodgkin" is the story of a person who, one morning, without warning, decided to knock on the door of my home; I say "home" because when a cancer affects one inevitably affects all the people around... it affects the family as a whole.

When I was diagnosed with Hodgkin's lymphoma, I decided to tell the experience I was going to live. I tried to be as delicate as possible focusing mainly on my psychological and emotional state.  Straightaway I tried to describe this situation in a simple and intimate way, through daily life, gestures, people and places that I would find important in the story. All those emotion-triggering events within myself was an indispensable tassel to express the moment I was living.

One of the things I expected most to emerge was my interaction with time. While continuing to live in the most normal way possible, I was experiencing a sort of atemporal manifestation where moments of waiting and hope constantly followed one another.

The reportage was made with a smartphone and the small format “polaroid” has been chosen to recreate an album of memories/diary with the purpose to move the viewer to approach the picture closer as to bring out the intimacy that belongs both the diary concept and the subject matter.

©2016 Massimo Capocci